Impresa di Fiume - Wikipedia

Perdita di peso del fiume della pace

Lo stesso argomento in dettaglio: Patto di Londra e Dalmati italiani.

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Mappa linguistica austriaca delsu cui sono riportati i confini segnati con pallini blu della Dalmazia veneziana nel In arancione sono evidenziate le zone dove la lingua madre più diffusa era l'italiano, mentre in verde quelle dove erano più diffuse le lingue slave Nel con il Patto di Londra le potenze dell'Intesa avevano promesso all'Italia in caso di vittoria il Trentinoil Tirolo fino al passo del Brennero attuale Alto Adigel'intera Venezia Giulia fino alle Alpi Giulie : il confine includeva le cittadine di CastuaMattuglie e Volosca e le Isole del Carnaro Cherso e Lussino.

Fu garantito il dominio sulla Dalmazia settentrionale fino al porto di Sebenicosulle isole prospicienti, sul porto di Valonasull'isolotto di Saseno. L'Italia avrebbe potuto pretendere aggiustamenti a proprio vantaggio sui confini con i possedimenti francesi e britannici in Africa.

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In caso di smembramento dell' Impero ottomanol'Italia avrebbe ottenuto il bacino carbonifero di Adaliail protettorato sull' Albania e la neutralizzazione di tutti i porti dalmati che fossero stati assegnati ai croati, ai serbi o ai montenegrini. La città di Fiumeinvece, veniva espressamente assegnata quale principale sbocco marittimo di un eventuale futuro stato croato o dell' Ungheriase la Croazia avesse continuato a essere un banato dello stato magiaro o della Duplice Monarchia [5].

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Sul finire dela seguito della Rivoluzione d'Ottobre e dell'uscita della Russia dalla guerraquesto accordo segreto fu rivelato dai bolscevichi. Nel frattempo, gli Stati Unitientrati in guerra nell'estate dello stesso anno, chiarirono di non sentirsi vincolati a tale accordo - che essi non avevano sottoscritto - e lo stesso sarebbe stato di fatto denunciato nell'estate dell'anno successivo dal presidente Woodrow Wilsoncon il suo celebre discorso dei Quattordici puntiil quale proclamava la fine della diplomazia segreta, la prevalenza del diritto all'autodeterminazione dei popoli nella definizione delle frontiere e metteva definitivamente in crisi secoli di politica di potenza europea, nella cui tradizione gli accordi erano stati concepiti.

Con il profilarsi - alla fine del conflitto - della totale dissoluzione dell'Impero Asburgico e perdita di peso del fiume della pace parallela nascita del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, fu messo anche in discussione il principio secondo il quale l'Italia accettava la perdita di Fiume perdita di peso del fiume della pace confronti di uno stato minore come avrebbe potuto essere quello croato: la nascita della Iugoslavia, infatti, riproponeva a oriente dell'Adriatico i medesimi problemi di sicurezza ed egemonia che tanto peso avevano avuto nello spingere l'Italia ad accettare di entrare in guerra.

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Inoltre, altri accordi segreti stretti da inglesi e francesi con le nazionalità slave, prevedevano per queste ultime l'intera Dalmazia, che serbi e croati si affrettarono a occupare alla fine del conflitto, giungendo anche a sanguinosi scontri con le forze del Regio Esercito e della Regia Marina che ne avevano già preso il controllo al fine di assicurare il diritto italiano su quelle terre.

Lo stesso argomento in dettaglio: Conferenza di pace di Parigi Cartina della Dalmazia e della Venezia Giulia coi confini previsti dal Patto di Londra linea rossa e quelli invece effettivamente ottenuti dall'Italia linea verde.

In fucsia sono invece indicati gli antichi domini della Repubblica di Venezia In questo complesso e mutato quadro politico internazionale, a Versaillespresso Parigii rappresentanti italiani Vittorio Emanuele Orlando e Sidney Sonnino non furono in grado di esigere il pieno rispetto del Trattato di Londra e le rivendicazioni italiane a fronte della riluttanza - se non dell'ostilità - degli alleati dell'Intesa, preoccupati, ciascuno, dell'opinione pubblica dei propri paesi; mentre gli USA imponevano la visione wilsoniana, secondo la quale solo una guerra tanto sanguinosa e distruttiva lasciata senza vincitori avrebbe scoraggiato decisivamente la tentazione di tornare a ricorrervi in futuro.

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Divisione amministrativa dell' Istria e del Quarnaro dal al con segnate la provincia di Trieste colore verdela provincia di Gorizia blula provincia di Pola giallo e la provincia di Fiume rosso Modifiche al confine orientale italiano dal al Il Litorale austriacopoi ribattezzato Venezia Giuliache fu assegnato all'Italia nel con il trattato di Rapallo con ritocchi del suo confine nel dopo il trattato di Roma e che fu poi ceduto alla Jugoslavia nel con i trattati di Parigi Aree annesse all'Italia nel e rimaste italiane anche dopo il Aree annesse all'Italia nelpassate al Territorio Libero di Trieste nel con i trattati di Parigi e assegnate definitivamente all'Italia nel con il trattato di Osimo Aree annesse all'Italia nelpassate al Territorio Libero di Trieste nel con i trattati di Parigi e assegnate definitivamente alla Jugoslavia nel con il trattato di Osimo In Italia, d'altro canto, il Regio Esercito vedeva con scarsa simpatia l'annessione della Dalmazia, ritenuta di difficile difesa in caso di guerra, e molti alti ufficiali, fra cui il capo di stato maggiore Armando Diazfecero pressioni affinché le rivendicazioni italiane si affievolissero [6].

Sul fronte diplomatico, non valsero le proteste e neanche l'argomento che un'Italia esposta alla "morte per fame", a causa della gravissima crisi economica e sociale che aveva colpito il Paese alla fine delle ostilità, avrebbe facilmente aperto la strada del successo a una rivoluzione bolscevica analoga a quella che aveva preso controllo della Russia nel Visti vani i loro sforzi, i rappresentanti italiani a Versailles abbandonarono la conferenza per chiedere il sostegno del Parlamento 19 aprilema l'unico esito di tale iniziativa fu quello di rendere ancor meno incomodo a inglesi, francesi e agli altri alleati, di attribuirsi i " mandati " sulle ex colonie tedesche e sui territori non turchi dell'Impero Ottomano.

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Il dibattito internazionale ebbe gravi ripercussioni sull'opinione pubblica italiana. Irredentisti e nazionalisti alimentarono la polemica, accusando la classe politica di essere incapace di garantire quelli che ritenevano "i giusti confini" del paese. Secondo gli intransigenti, qualsiasi "rinuncia" al confine costituiva un tradimento dei seicentomila caduti in guerra. Inoltre, la sorte di Fiume e Zarala cui popolazione era prevalentemente italiana, commuoveva parte dell'opinione pubblica.

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Il 10 settembreFrancesco Saverio Nittisucceduto a Orlando alla Presidenza del Consiglio, sottoscrisse il Trattato di Saint-Germainche definiva i confini italo-austriaci quindi il confine del Brenneroma non quelli orientali.

Le potenze alleate, infatti, lasciarono che l'Italia e il neo-costituito regno dei Serbi, Croati e Sloveni definissero congiuntamente i propri confini.

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Nitti, nonostante gli fosse confermata la fiducia del governo, scelse di dimettersi il 16 novembre, preoccupato anche dalle agitazioni sul fronte interno degli operai e degli agricoltori. Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Rapallo e Governatorato della Dalmazia.

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L'insoddisfazione nasceva per la constatazione che l'Italia avrebbe dovuto rinunciare ad alcune delle terre promesse nel Patto di Londra [7] segnatamente, la Dalmazia settentrionale in base al "principio di nazionalità" invocato nei Quattordici punti di Wilsonma contemporaneamente non avrebbe avuto la città di Fiumenon compresa fra le ricompense promesse all'Italia dall'Intesa nelma abitata da oltre 25 mila italiani.

A questo si aggiungeva la situazione nebulosa delle pretese italiane in Anatolia a fronte dei massicci guadagni territoriali franco - britannici in Medio Orientela negazione di compensi coloniali in Africarisolta solo dopo molti anni, e la risistemazione dell' Adriatico meridionale ai danni dell'Italia, con l'assegnazione arbitraria del Montenegro [8] al nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e l'appoggio alle istanze albanesi di distacco dal protettorato imposto dall'Italia sul paese.

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Mappa del Governatorato della Dalmaziacon segnate la provincia di Zara in verdela provincia di Spalato in arancione e la provincia di Cattaro in rosso scarlatto Le successive intese italo-iugoslave a Rapallo 12 novembre piatti dimagranti, peraltro, furono solo parzialmente "rinunciatarie".

I nuovi rappresentanti italiani Giovanni GiolittiCarlo Sforza e Ivanoe Bonomi ottennero la fissazione della frontiera terrestre allo spartiacque alpino da Tarvisio al Golfo del Quarnarocompreso il Monte Nevoso ; l'assegnazione della città di Zara e delle isole di ChersoLussinoLagosta e Pelagosa ; la costituzione del territorio di Fiume in Stato libero indipendente, collegato all'Italia da una striscia costiera.

  • Proclamazione della Reggenza italiana del Carnaro.
  • Как можно вместить в эту картину свиней, цыплят и даже весь Арканзас?.

Inoltre, la rinuncia italiana a Fiume e ai territori dalmati etnicamente slavi, non comprometteva il controllo italiano sul mare Adriatico, garantito dal possesso di Pola e di Zara, dalle isole succitate e dall'isola di Saseno. A Fiume stessa si prevedeva la costituzione di un consorzio italo-slavo-fiumano, per la gestione comune del porto, destinato a divenire "zona franca" [9]. Per l'opinione pubblica nazionalista e fascista, tuttavia, le intese di Rapallo non risolsero la questione; anzi, acuirono il problema, facendo apparire ancora più debole il perdita di peso del fiume della pace e offrendo al fascismo un facile argomento utile a sostenere la propria causa e crearsi simpatie nel Paese.

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Pochi mesi dopo lo smacco di Versailles, l'Italia dovette ritirarsi anche dalla costa turca occupata, mentre in Africa le venivano concesse solo alcune lievi rettifiche territoriali a fronte dei cospicui guadagni territoriali franco-inglesi a spese delle ricche colonie tedesche, sia pur sotto forma di Mandato della Società delle Nazioni.

Il fascismo fece di questo problema politico uno dei suoi cavalli di battaglia, spesso richiamando le sofferenze e i sacrifici patiti dal popolo italiano durante la prima guerra mondiale [10]. Sabbatucci, La vittoria mutilata, in AA. Salvemini, Scritti sul Fascismo, vol.

Michele Rallo, Il coinvolgimento dell'Italia nella Prima guerra mondiale e la "vittoria mutilata", Settimo Sigillo,p.