portare paura - Traduzione in inglese - esempi italiano | Reverso Context

Perdita di peso di menti criminali

Aspetti giuridici connessi al fenomeno dell'omicidio seriale L'arresto di un presunto assassino seriale, pur portando sollievo nella società, è soltanto l'atto iniziale di un lungo percorso investigativo che dovrà condurre ad un processo ed al relativo verdetto. L'intervento dello psicologo e del criminologo, che risulta determinante al momento di tracciare il profilo psicologico del criminale, quando cioè non si conosce ancora l'identità del serial killer, non è invece sufficiente quando si debba ottenere una condanna penale, perché in questo caso servono prove concrete da presentare ad una giuria.

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Negli Stati Uniti, c'è anche il grosso problema delle competenze giurisdizionali nell'affrontare un caso di omicidio seriale, perché spesso ci si trova alle prese con un soggetto che ha ucciso spostandosi da uno stato all'altro. Un'altra questione spinosa, in casi di questo genere, è quella connessa all'imputabilità del serial killer, in quanto diversi assassini seriali tendono a simulare la presenza di una malattia mentale, che permetta loro di esser dichiarati incapaci di intendere e di volere, totalmente o almeno parzialmente; nella maggior parte dei casi, comunque, non riescono nel loro intento.

In taluni Stati, gli assassini seriali ricevono pene particolarmente leggere se rapportate alla gravità dei loro perdita di peso di menti criminali. È il caso della Danimarca, del quale Siciliano ha analizzato il materiale casistico degli omicidi volontari avvenuti tra il ed il un esempio emblematico di questo lassismo è quello di un operaio responsabile dell'omicidio di due prostitute venne condannato a soli sedici anni di carcere.

Nell'ambito della punibilità, recentemente in Italia si è acceso un dibattito particolarmente acceso sulla possibilità di abolire l'ergastolo.

1. Trappole per mostri: identificazione del caso e dell'assassino

Tra i soggetti che, quindi, un giorno potrebbero esser rimessi in libertà c'è Gianfranco Stevanin vedi cap. L'abolizione della pena dell'ergastolo dovrebbe, a mio modo di vedere, procedere parallelamente alla certezza della pena, in modo da evitare che certi criminali siano rimessi in libertà nonostante la loro pericolosità sociale.

Occorre a mio modo di vedere aprire una parentesi su quello che la normativa italiana stabilisce in materia. In Italia, ai sensi dell'art. Secondo questa norma la responsabilità penale dell'autore del reato s'identifica quindi nel possesso della generica capacità di coscienza e di volontà. Il concetto di imputabilità è indicato dall'art.

È imputabile chi ha capacità di intendere e di volere". Secondo perdita di peso dopo l hula hoop ormai consolidata giurisprudenza di merito, la "capacità di intendere" s'identifica con l'idoneità psichica perdita di peso di menti criminali soggetto a conoscere, comprendere e discernere le proprie azioni od omissioni ed i perdita di peso di menti criminali della propria condotta, in altre parole a rendersi conto delle proprie azioni.

Effettuata questa doverosa premessa sulle norme generali vigenti in Italia in tema di imputabilità, torniamo al perdita di peso di menti criminali argomento centrale: il rapporto tra serial killer e quest'ultima. Compiono i delitti con lucidità, usano cautele per sfuggire alla legge, sanno indirizzare i sospetti della polizia verso false piste.

Ma allora perché dubitare della loro responsabilità? In questi casi, quindi, i periti psichiatrici hanno un forte impatto processuale. Questi servono a discriminare, chi è folle da chi non lo è, o se l'indagato finge magari di esserlo solo per non pagare il dazio.

Se vogliamo riconoscere alla psichiatria una utilità scientifica, dobbiamo considerare proprio quel principio cardine della nostra cultura giuridica, per il quale chi non è sano di mente e non è imputabile non utilizzo dimagrante del corpo esser chiamato a rendere conto alla giustizia della sua condotta, non deve esser sottoposto alla pena: ma deve semmai essere isolato e curato.

Del resto, oggi, la presenza di un disturbo mentale non si accompagna più con la generalizzata presunzione di irresponsabilità e di pericolosità. Folli o sani di mente: evoluzione storica; la psichiatria in aiuto della legge Già nelle leggi che hanno generato le nostre norme, cioè nel diritto romano, il principio base dell'imputabilità era perdita di peso di menti criminali, anche se, ovviamente, i termini erano diversi rispetto a quelli utilizzati ai giorni nostri; il furiosus 15se compiva un delitto in stato di furor, non era punito; poteva semmai essere custodito in vinculis.

In questo ambito culturale, ogni azione umana poteva essere influenzata dal volere divino o da quello satanico; avevamo quindi la possessione diabolica del folle-invasato o la punizione divina per il folle-peccatore. Di conseguenza, anche la reazione popolare nei confronti del folle era diversa, ora veniva identificato come il trasgressore dei sacri dogmi e quindi colpevole del suo disagio psichico, ora vittima innocente delle forze occulte.

Più avanti nel tempo, là dove sorsero le prime Università Bologna, Parigi, Padova, Oxfordfecero la loro comparsa anche i "medici giurati", chiamati a fornire il loro sapere ai giudici anche in tema di follia: furono i primi periti psichiatrici. La psichiatria entra, quindi, nelle aule dei tribunali con gli inizi delnon senza contrasti e polemiche. Fin da allora viene posto il problema di stabilire chi erano i folli da prosciogliere come incapaci.

Gli psichiatri del secolo scorso avevano subito individuato due ambiti, fra gli autori dei delitti, per i quali si presentava il problema dell'imputabilità. Da un lato, vi erano dei malati per i quali non si prospettavano dubbi, tutti concordavano nel giudicarli pazzi, perché le manifestazioni della follia erano palesi agli occhi di tutti.

In questi casi è non era, come non lo è tuttora, difficoltoso per lo psichiatra effettuare una precisa diagnosi. Infatti, quando si tratta di valutare l'imputabilità di uno psicotico, di cerebropatico, di uno schizofrenico, problemi non ce ne sono: c'è di mezzo una malattia sulla cui presenza non possono esservi dubbi, e il giudicare delle capacità di chi ne è sofferente non suscitava, come non suscita oggi, grosse difficoltà. Ma vi è anche un altro tipo di individui: persone che hanno vissuto per anni normalmente, lavorando, facendosi una famiglia, comportandosi come tutti gli altri: poi compaiono ad un certo momento alla ribalta proprio perché compiono un delitto gravissimo, senza comprensibili ragioni o con violenza inaudita.

Sono quelle persone che vengono comunemente denominate "mostri". Proprio in questi casi diventa più problematico stabilire se sono folli oppure no, laddove l'eventuale follia non si rivela dalle manifestazioni psichiche morbose, ma di morboso c'è solo il delitto. Il compito del perito, in questo caso, era più arduo, perché egli non poteva limitarsi a descrivere la personalità, ma doveva esprimere anche un giudizio sulla responsabilità di quell'individuo, sulla sua libertà di scelta, sulla capacità di intendere e di volere il momento valutativo della perizia psichiatrica.

Cinquanta o sessanta anni la scienza psichiatrica parlava ancora genericamente di "pazzia" ed i soggetti da essa affetti erano relegati in manicomi. I pazzi, quindi, erano coloro che soffrivano di malattie mentali per le quali l'unica cura consisteva nel rinchiuderli in quegli istituti, perché presuntivamente incapaci, irresponsabili e pericolosi, per sé e per gli altri. Negli ultimi cinquant'anni, le cose sono cambiate, gli psichiatri hanno cancellato dai loro trattati la parola "pazzia", proprio perché si ricollega a quel modo di percepire la malattia mentale.

Oggi, l'essere sofferente di un disturbo psichico non si accompagna più con l'eventuale presunzione di irresponsabilità e di pericolosità; addirittura per definire i malati di mente si è arrivati a preferire l'uso di eufemismi come "sofferenti psichici", "disabili psichici", "psicolabili".

Traduzione di "portare paura" in inglese

L'aspetto giuridico e le classificazioni legali della capacità di intendere e di volere Le classificazioni legali della capacità di intendere e di volere sono state considerate dalla Nuova difesa sociale in contrasto con la scienza, superflue; per contro essa propugnava, l'individualizzazione della sanzione in rapporto alla concreta personalità del singolo individuo, da verificare caso per caso al di fuori dei tipi legali d'autore.

Il nostro codice penale, comunque, nel prendere in considerazione ai fini delle conseguenze penali non solo il fatto delittuoso ma anche il delinquente, riconosce varie categorie di delinquenti, che trovano un loro incontrastabile fondamento nelle scienze antropologiche: 16 delinquenti responsabili, per i quali è prevista come sanzione la pena stabilita dalle singole fattispecie di reato. Sono quei soggetti ritenuti responsabili dei propri atti perché liberi di comportarsi in modo conforme al diritto.

È questo il senso dell'art. È imputabile chi ha capacità di intendere e di volere, cioè è capace di comprendere il valore positivo o negativo degli atti che compie e di autodeterminarsi. Per alcuni indirizzi psicologici o psichiatrici, non sarebbe accettabile la distinzione comune ai codici penali, tra soggetti imputabili e non imputabili, perché non esisterebbe alcun preciso confine tra normalità e anormalità psichica, ma soltanto una serie di passaggi tra la "normalità" e la "follia".

Per esigenze pratiche del diritto, è necessario distinguere tra soggetti normali e soggetti anormali dal punto di vista medico-psichiatrico, concedendo a tale impostazione scientifica la graduazione intermedia dei semimputabili. La cause di esclusione o diminuzione dell'imputabilità, previste dal codice penale artt. Esiste, poi, la via intermedia del vizio parziale di mente, che riguarda coloro che, sempre per perdita di peso di menti criminali, hanno la capacità di intendere o di volere grandemente scemata, ma la questione non cambia: esiste sempre la necessità che la compromissione o l'abolizione della capacità derivi da causa morbosa.

Recita, infatti, il codice penale: 17 Vizio totale di perdita di peso di menti criminali. Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere e di volere art. Vizio parziale di mente. Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere o di volere, risponde del reato commesso.

Ma la pena è diminuita. Ma quali sono queste infermità?

2. Aspetti giuridici connessi al fenomeno dell'omicidio seriale

Si è cercata una soluzione compromissoria da parte della psichiatria forense e della giurisprudenza, distinguendo innanzi tutto le anomalie dalle malattie la legge preferisce chiamarle infermità. Le anomalie sono, dunque, qualcosa più delle semplici, infinite, varietà del carattere, della condotta o dei costumi sessuali che differenziano gli individui: sono quei disturbi che si riverberano sul funzionamento sociale, che rimane più o meno compromesso.

Orbene, il diritto e la giurisprudenza hanno stabilito che i disturbi del carattere, i disturbi della personalità, le perversioni, il sadismo e tutte le altre anomalie psichiche, non sono da considerarsi infermità, ma semplici "variabili abnormi dell'essere psichico" 19 e, come tali, non idonee ad abolire o ridurre la capacità di intendere e di volere. È a questo punto che prende in considerazione i fattori ambientali e sociali ed i fattori psicologici che possono ridurre lo "spazio di libertà" di cui ognuno è dotato, ma che varia da persona a persona.

Lo stesso è se una persona è in preda all'ira, alla paura, alla provocazione e non è in grado di controllarle; sarà, infatti, in questi casi che, anche se non verrà posta in discussione l'imputabilità, il giudice potrà tener conto di questi handicap ambientali e psicologici, considerandoli delle attenuanti e, di conseguenza, ridurre la pena.

Profili comparatistici: l'imputabilità nella giustizia Inglese e in quella Americana È inevitabile, quindi, chiedersi se i serial killer siano imputabili o meno. Le statistiche dimostrano che la maggior parte di loro sono imputabili, perfettamente capaci di intendere e di volere e, quindi, liberi di autodeterminarsi in relazione agli impulsi che motivano l'azione.

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Nei diversi paesi vengono utilizzate espressioni eterogenee per indicare chi è privo dell'idoneità psichica per essere processato, e se risulterà colpevole, per subire la pena.

Per alcuni codici non imputabili sono coloro che hanno agito sotto la spinta di "impulsi irresistibili"; altri parlano di "assoluta imbecillità, pazzia o morboso furore"; in altri paesi non è punibile chi è "privo di discernimento o affetto da demenza", e via discorrendo: cambiano le formule, ma la sostanza non cambia. In questi casi, in Italia, soltanto i disturbi della personalità che presentano "reazioni abnormi" hanno valore di malattia e potrebbero configurare un vizio parziale o totale di mente.

Secondo Fornari 20 le reazioni psicogene abnormi, per poter soddisfare tale criterio, devono presentare un interruzione di continuità con il precedente stile di vita del soggetto, presentarsi come atti di sproporzione evidente del rapporto causa-effetto dell'evento, associarsi ad una possibile compromissione dello stato di coscienza e possibile presenza di disturbi dispercettivi o idee di riferimento, oltre ad essere di una durata relativamente breve. Ossia deve venire a mancare quella capacità di volere che, secondo la Corte di Cassazione, indica "l'attitudine del soggetto ad autodeterminarsi in relazione ad i normali impulsi che perdita di peso di menti criminali l'azione" Cass.

Va ricordato che per la legge anglosassone la condizione di seminfermità mentale è presente solo in una minoranza di Stati. È applicabile, inoltre, unicamente all'omicidio e non a reati meno gravi. Il soggetto giudicato parzialmente incapace non viene processato per omicidio volontario primo grado ma per manslaughter, omicidio di secondo grado, cioè senza premeditazione.

La malattia o i difetti mentali non sono, di per sé, sufficienti per la non imputabilità. Bisogna, comunque, valutare anche l'intenzionalità e la consapevolezza delle conseguenze. Solo di recente, negli Stati Uniti, si è prospettata una nuova, interessante e probabilmente equa possibilità: l'essere "Colpevole ma Mentalmente Malato". L'American Psychiatric Association è disposta ad appoggiare questa posizione solo se l'imputato potrà essere messo nella condizione di ricevere un trattamento mentale adeguato, come conseguenza di esser stato riconosciuto malato di mente.

Altri aspetti giuridici: il reato continuato Un altro aspetto giuridico sovente analizzato in sede processuale quando ci si trova di fronte ad un caso di omicidi "in serie" è quello del reato continuato. Come vedremo meglio al momento di parlare della vicenda riguardante Donato Bilancia, questo istituto giuridico viene spesso chiamato in causa, in special modo da parte del collegio difensivo dell'imputato presunto serial killer, al fine di ottenere un trattamento sanzionatorio perdita di peso di menti criminali mite.

La figura del reato continuato sorse ad opera dei Pratici, che la introdussero per mitigare l'eccessiva severità delle legislazioni dell'epoca sul concorso di reati. Tre sono i requisiti del reato continuato: medesimo disegno criminoso.

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È il coefficiente psicologico che cementa i diversi episodi criminosi e contraddistingue, ontologicamente, il reato continuato dal concorso di reati. Per aversi il medesimo disegno criminoso è necessario e sufficiente l'iniziale e generica programmazione di compiere una pluralità di reati, in vista del conseguimento di un unico fine prefissato, sufficientemente specifico.

Protesi verso un unico fine prestabilito, i singoli atti di volontà, corrispondenti ai singoli disegni criminosi, perdono la loro individualità e costituiscono la proiezione di un unico atteggiamento antidoveroso iniziale; più violazioni di legge.

Esiste una stretta interdipendenza tra il medesimo disegno criminoso e una certa omogeneità funzionale di violazioni.

Il reato continuato è punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata fino al triplo. L'impulso a confessare Il serial killer che rinuncia alla difesa lo fa essenzialmente perché non vuole affrontare le lungaggini procedurali e, in molti casi, chiede addirittura direttamente la pena di morte; si tratta di un soggetto che, quando viene arrestato, confessa i suoi omicidi per scaricarsi finalmente da una tensione che non è più in grado di sopportare; la sua vita non ha più uno scopo, per cui la morte viene vista come una liberazione.

La confessione, poi, permette la ripetizione verbale degli omicidi, consentendo al soggetto che confessa di rivivere momentaneamente quel particolare piacere provato in precedenza.

Non è un caso, infatti, che gli assassini seriali che confessano lo facciano con estrema dovizia di particolari. La confessione aiuta il serial killer a dare un immagine dei sé pubblica che gli permette di continuare a manipolare chi gli sta intorno. Altri assassini, invece, si rifiutano di confessare i crimini, anche se messi di fronte a prove schiaccianti della loro colpevolezza e possono essere suddivisi in due gruppi: i serial killer che si divertono a tenere sulla corda gli investigatori e non confessano subito i loro delitti, cercando di creare una sorta di sfida intellettuale con la polizia.

È il caso di Gianfranco Stevanin vedi cap. Per questo tipo di serial killer, la negazione della realtà è l'unico sistema per non mandare in pezzi l'equilibrio precario del proprio sistema psichico.

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In molti casi, per ottenere la confessione, è indispensabile che gli investigatori mostrino una particolare abilità nella conduzione dell'interrogatorio. Stabilire un buon rapporto con il soggetto che si ha di fronte, è la chiave per raggiungere il successo, considerarlo non un "mostro", ma un essere umano con enormi difficoltà, cercando di capire il suo mondo interno.

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Gli autentici sociopatici non confessano quasi mai quando vengono arrestati, continuando a professare la loro innocenza, sperando di farla franca. Mentre i veri sociopatici sono incapaci di provare rimorso, gli assassini seriali psicotici spesso confessano quando vengono arrestati, in quanto, dopo l'arresto, sono costretti ad affrontare la disturbante realtà che hanno ucciso degli esseri umani; a quel punto, le vittime riacquistano tutte le prerogative umane ai loro occhi ed i serial killer possono essere sopraffatti dalle colpe e confessare spontaneamente.

La vita in carcere Gli assassini seriali, ugualmente a tutti gli altri criminali, reagiscono in modi diversi alla pena detentiva. Alcuni diventano detenuti modello, seguendo le regole alla lettera e frequentando sedute terapeutiche.

Possiamo indicare due quadri ben distinti per spiegare questa modalità di comportamento: 25 il serial killer si integra nella vita del carcere e si trova a suo agio.

Proprio la rigidità degli orari e la fissità degli schemi, sempre uguali nel tempo, sono elementi di adattamento positivo, dato che, spesso, si tratta di soggetti con un mondo interno estremamente disgregato e frammentario che hanno bisogno di un setting, di un contenitore fortemente strutturato che impedisca al loro equilibrio interiore di andare a pezzi. Questo serial killer, una volta uscito dal carcere, invariabilmente, riprenderà ad uccidere. Molti assassini seriali, invece, non riescono a adattarsi alla vita in prigione e, tra questi, ci sono in primo luogo quelli che si suicidano in carcere.

È probabile che, per questi soggetti, il peso dei loro crimini sia talmente insopportabile da rendere impossibile l'idea di affrontare degli interrogatori e di rispondere alle domande al processo, che farebbero rivivere loro gli omicidi.

Molti altri serial killer, invece, diventano delle vere e proprie celebrità all'interno del carcere e incutono timore e soggezione; spesso, ricevono centinaia di lettere e le loro produzioni artistiche, che, in circostanze normali, sarebbero appena discrete, vengono invece vendute a prezzi spropositati e sono ambiti pezzi da collezione.

Molti di loro sono artisti dell'evasione e, durante la fuga, se non vengono catturati immediatamente, possono uccidere di nuovo. Diagnosi e trattamento degli assassini seriali Quando gli assassini psicopatici entrano in contatto con il moderno sistema psichiatrico e una notevole percentuale di assassini seriali sono psicopatici o, per usare una categoria del DSM IV, il Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali, soffrono di un disturbo antisociale della personalitàspesso non vengono valutati con attenzione e, in particolare, viene sottovalutata la loro pericolosità sociale e non è raro che gli operatori incaricati perdita di peso di menti criminali loro osservazione emettano diagnosi sbagliate e superficiali.

Il serial killer impara a manipolare i dottori che lo visitano e a dare risposte false ai test, mostrando una "maschera di sanità" in grado di fuorviare i terapeuti e gli operatori del settore, allo scopo di ottenere al più presto la libertà, per ricominciare ad uccidere.

Analizzando la recente letteratura scientifica, sia italiana che straniera, si evidenziano fondamentalmente due approcci contrastanti riguardo al problema del trattamento: in alcuni paesi Canada, Scandinavia, Germania, Inghilterrasi considera possibile un trattamento e un reinserimento degli assassini seriali nella società; negli Stati Uniti, si sta imponendo un approccio pessimistico che considera impossibile un'eventuale risocializzazione di questi soggetti.

Le diagnosi utilizzate nei confronti degli assassini seriali sono essenzialmente due: psicopatia schizofrenia paranoide. Nella prima, rientra la maggior parte degli assassini seriali, quelli più pericolosi per la società, i manipolatori capaci di nascondersi per anni e anni in mezzo agli altri, mostrando un atteggiamento inoffensivo.

Gli psicopatici in generale sono molto difficili curare; i coniugi McCord, psichiatri, sostengono che il trattamento dello psicopatico adulto ha speranze di riuscita molto basse e che quindi gli sforzi andrebbero orientati al trattamento della psicopatia infantile. In particolare, la psicoterapia presenta scarse possibilità di successo con gli psicopatici per una serie di ragioni: 29 la tipica personalità psicopatica appare particolarmente resistente ai cambiamenti; poiché il rapporto empatico è fondamentale per tutta la psicoterapia, la mancanze dello psicopatico in questo campo rappresentano un serio ostacolo per il processo terapeutico; lo psicopatico tipico prova scarso senso di colpa e quindi non prova pentimento per il fatto di mancare agli appuntamenti, di aggredire il terapeuta o di interrompere bruscamente il trattamento.

Giannangelo, psichiatra, non essendo soddisfatto delle definizioni tradizionali di "psicopatico", "sociopatico" e "disturbo antisociale della personalità", propone una nuova diagnosi per il comportamento del serial killer da inserire nel D. Si tratterebbe di un "disturbo da perdita di peso icd10 omicidiario" che andrebbe inserito nella sezione dei "disturbi del controllo degli impulsi non altrimenti classificati" e le cui caratteristiche sono le seguenti: perdita di peso di menti criminali deliberato e motivato o tentativi di omicidi di sconosciuti in più di un'occasione; tensione o aumento dell'emozionalità qualche tempo prima dell'azione; piacere, sollievo o gratificazione nella commissione dell'atto omicidiario; presenza di tratti della personalità compatibili con la diagnosi di almeno un disturbo di personalità; comprensione da parte del soggetto dell'illegalità delle sue azioni e tentativo di evitare la cattura; gli omicidi non sono motivati da un guadagno economico, non devono coprire un altro crimine, esprimere rabbia o vendetta, essere la conseguenza di illusioni o allucinazioni, il risultato di un'incapacità mentale.

Vediamoli nel dettaglio. In primo luogo Egger sostiene, in linea con il "ritorno al biologico" delle ultime teorie, che non esiste una soluzione per fermare lo psicopatico omicida e che la causa ultima del comportamento omicidiario seriale sia un'anomalia cerebrale, dando sempre meno importanza alla scarsa socializzazione, impotenza sessuale, emarginazione, povertà e traumi d'infanzia.

Neppure la terapia psicanalitica sembra avere maggiori possibilità di successo con gli assassini seriali. Yochelson fa notare che gli assassini seriali, anche dopo molti anni di terapia nei quali raggiungono numerosi insights, continuano ad uccidere come prima, con la differenza che i delitti sono più sofisticati e gli insight vengono utilizzati per dare una giustificazione al loro comportamento.

Grant nelle sue ricerche verifica che dei terapeuti maturi e con un approccio più flessibile possono attenere risultati migliori con dei criminali relativamente maturi, mentre un approccio strettamente rigido sembra essere migliore per i delinquenti con una personalità immatura.

Questo è il primo studio a mostrare come l'interazione tra personalità del criminale e quella del terapeuta sia importante per l'esito del trattamento. L'ipnosi permette allo psichiatra di provocare uno stato di regressione nel serial killer allo scopo di verificare se esista o meno un disturbo di questo tipo. Il trattamento è, invece, soprattutto farmacologico, almeno all'inizio, per quegli assassini seriali che vengono diagnosticati come schizofrenici, al fine di eliminare le allucinazioni che impediscono il contatto con la realtà da parte del soggetto; è bene precisare comunque che questa terapia non è in grado di interrompere il comportamento omicidiario seriale.